Autore: Elena Carbonari
Prima accoglienza
La Fondazione Centro Servizi Caritas Jesina gestisce dal luglio 2018 il Centro di prima accoglienza presso via Del Cascamificio, 14 “CASA DELLE GENTI” con l’obiettivo di accogliere per un periodo di tempo uomini maggiorenni italiani e stranieri senza fissa dimora, per dare risposta alla crescente domanda di aiuto proveniente da questa particolare tipologia di utenza. Il servizio ha un massimo di 16 posti letto, l’accesso è subordinato all’accettazione e sottoscrizione del regolamento e al rispetto delle principali norme del vivere comune.
I tempi dell’accoglienza si individuano in un periodo massimo di 15 giorni, eventualmente ripetibile per non più di 3 volte nell’arco di un anno e non prima di 3 mesi dall’ultima accoglienza.
In base a quanto emerso dal colloquio gli operatori cercano di elaborare un progetto con l’ospite, per capire come potergli essere utili, far sì che possa essere messo in contatto anche con gli altri servizi del territorio e, laddove possibile, delineare un progetto di inclusione sociale che gli permetta di riprendere in mano la propria esistenza e riaffermare la propria capacità di autodeterminazione.
Per info e prenotazioni:
chiamare dalle 9.00 alle 13.00 da lunedì a sabato il 391 3793318
Indirizzo:
via del Cascamificio n.14 , Jesi (zona Mc Donald e Penny Market)
Orario di ingresso ore 18.00
Orario di uscita ore 8.30
Ulteriori informazioni: Alle ore 19 viene servita la cena. Per il pranzo gli ospiti possono recarsi presso la Fondazione Centro Servizi Caritas Jesina in via Papa Giovanni XXIII n.23 (è necessario prenotarsi al numero 0731 4222 entro le ore 11)
Emporio alimentare
Emporio alimentare
Dal 2019, la Fondazione ha trasformato il tradizionale servizio di distribuzione viveri in un moderno Emporio Solidale, offrendo un supporto più dignitoso ed efficace alle famiglie in difficoltà economica.
L’accesso all’Emporio avviene dopo un colloquio presso il Centro d’Ascolto, durante il quale viene valutata la situazione socio-economica del nucleo familiare tramite la presentazione dell’ISEE. Successivamente, in collaborazione con i servizi sociali, le parrocchie e altre realtà del territorio, si decide l’attivazione del servizio, la sua durata e la frequenza degli accessi.
Come funziona l’Emporio
L’Emporio è un vero e proprio punto spesa solidale dove le persone possono scegliere in autonomia i prodotti di cui hanno realmente bisogno. Ogni famiglia riceve una tessera a punti con cui “acquistare” i beni disponibili, scalando i punti ad ogni prodotto selezionato.
Cosa si trova all’interno dell’Emporio
I principali generi alimentari e prodotti per l’igiene disponibili includono:
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Pasta, riso, farina
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Pomodori pelati e passate
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Olio, zucchero, legumi
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Tonno in scatola, latte, formaggi, uova
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Biscotti, frutta e verdura fresca
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Prodotti per l’igiene personale e per la pulizia della casa
Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD)

Il Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD) nasce per contrastare le forme più gravi di povertà, sostenendo i Paesi dell’Unione Europea nella fornitura di prodotti alimentari alle persone in difficoltà.
In Italia, l’Autorità di Gestione del programma è il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
La Fondazione Centro Servizi Caritas Jesina “Padre Oscar” Onlus è riconosciuta come Organizzazione Partner Capofila (OPC) per la distribuzione degli alimenti FEAD.
Ogni OPC coordina una rete di Organizzazioni Partner Territoriali (OPT) che operano sul territorio per garantire la distribuzione diretta dei beni e promuovere percorsi di inclusione sociale.
La Fondazione gestisce quindi lo stoccaggio, la conservazione e la tracciabilità dei prodotti forniti da AGEA, offrendo supporto e monitoraggio alle strutture aderenti.
La distribuzione dei prodotti alimentari avviene attraverso due canali principali:
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Emporio Solidale
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Mensa
Per richiedere un appuntamento:
Per chiedere un appuntamento, dopo aver effettuato il colloquio con il Centro d’Ascolto:
– chiamare dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 13:00, al 3249943800 (anche messaggi WhatsApp)
…è ugualmente casa
pubblicato su @VocedellaVallesina
16 ottobre 2025, Techiman, Bono East Region, Ghana.
Come nello scrivere una lettera d’amore, queste righe che condividiamo con voi lettori, si scrivono da sé, di getto, più con il cuore che con la penna. Per la terza volta in tre anni il progetto Sankofa della Caritas Diocesana di Jesi ritorna in Ghana. Il primo viaggio per riaccompagnare a casa Paul, un nostro fratello senza dimora ghanese; il secondo ed il terzo per inaugurare un totale di quattro pozzi scavati e costruiti con i fondi raccolti dalle nostre comunità parrocchiali. Sankofa, oltre a opere concrete volte a migliorare le condizioni di vita di chi ha veramente poco, praticamente nulla, vuole costruire un ponte stabile, relazionale, di amicizia e fraternità, rispetto e profonda conoscenza reciproca tra la nostra diocesi e quella di Techiman.
Mentre queste parole si stanno trasformando in frasi, siamo al nostro ultimo giorno di viaggio, nella lunga strada che da Techiman arriva alla capitale, Accra. Il nostro mezzo di trasporto ha però deciso di abbandonarci e tra una risata e un po’ di preoccupazione, ci affidiamo a dei ragazzi meccanici che con poco più di un martello e un cacciavite provano a riparare il semiasse, il braccetto, o chissà cosa della nostra auto. Sappiamo bene che se ritardiamo perdiamo l’aereo; se non si risolve il problema, non abbiamo un’altra opzione per viaggiare. Eppure, anche questa situazione si trasforma in un’occasione; l’unico modo per vedere la luce nei luoghi del mondo dove la vita è più dura, è proprio saper cogliere il bello di ogni situazione, trasformare tutto in un’opportunità di crescita, di conoscenza, di leggerezza. Ed allora ecco che per un gruppo di bambini Matteo si inventa giocoliere e Maria Laura artista con un bastoncino per disegnare sulla sabbia rossa. Nel frattempo, Marco si scopre meccanico e curioso girovaga in sotto un albero, che è in realtà il centro della nostra officina. Come nello scrivere una lettera d’amore, io mi perdo nei ricordi di ciò che abbiamo vissuto e nella sensazione forte che qui, lontani da casa, si è ugualmente a casa. Gli ospedali, le scuole, i pozzi, le parole di Padre George, le mani nodose del capo villaggio, il sapore di altri cibi, l’odore acre dei fuochi ai bordi delle strade e i colori, quanti colori su abiti meravigliosi. Siamo nel mondo, immersi nella sua varietà, persi in un tempo, dove il tempo stesso scorre ad un altro ritmo. Siamo nel mondo e siamo parte di esso.
Il rumore del motore; l’auto è riparata, non sappiamo come, ma funziona di nuovo! Ripartiamo sapendo che la nostra prossima meta sarà l’aeroporto. Ciò che ci resterà addosso nei prossimi giorni sarà un misto di sorrisi, gratitudine, polvere rossa, sudore e speranza: i sorrisi sui volti di migliaia di bambini che, come un’onda, ci travolgono ogni volta che varchiamo la soglia di una scuola; la gratitudine negli abbracci sinceri di chi potrà beneficiare dei nuovi pozzi costruiti; la polvere rossa che ad ogni soffio di vento ricopre strade, case, auto, capanne, persone ed animali; il sudore di chi sotto il sole non smette il suo lavoro nei campi o di meccanico ai bordi delle strade; la speranza, instancabile sorella di chi ogni giorno lotta per migliorare le condizioni di vita dei propri figli, di chi, nel suo intimo rapporto con Dio, chiede la forza per saper sorridere sempre, malgrado tutto.
Lele
Quanto dura il tempo?
Un anno non dura sempre trecentosessantacinque giorni; certi anni durano vite intere; certi anni trasformano vite intere. Paul ha trascorso molti anni e molte vite lontano da casa. A lungo non è riuscito a mettersi in contatto con i suoi cari e i suoi cari, a lungo, hanno temuto il peggio. Si dice che ad osservare le lancette dei secondi, esse facciano il loro lavoro più lentamente: rallentare per esasperare il senso di ogni ticchettio. Cosa può aver provato una madre per mesi e mesi in quel lungo silenzio di istanti infiniti, noi non possiamo nemmeno immaginarlo. Ciò che abbiamo visto però è stato il momento in cui il tempo ha ripreso a scorrere normalmente, quando ogni secondo è iniziato nuovamente a durare un secondo.
È successo in aeroporto, quando Paul ha ritrovato gli occhi del fratello Felix; è successo nella strada polverosa del villaggio, quando madre e figlio si sono riabbracciati; è successo quando tra la folla è apparso un ragazzo, il figlio di Paul. Mai come in questo caso il tempo pare davvero sia scorso secondo regole tutte sue.
Paul in realtà non ha riconosciuto suo fratello in aeroporto; glielo abbiamo dovuto spiegare noi chi fosse. Aveva lasciato un fratellino tanti anni fa, ha ritrovato un uomo adulto che si prenderà cura di lui. Il tempo del viaggio, della Libia, del mare, dell’Italia, della strada, è stato implacabile.
Madre e figlio invece si sarebbero riconosciuti anche solo dal profumo della loro pelle; lei anziana sembrava una ragazza; lui adulto, sembrava un bambino. Il tempo dell’attesa è stato custode del loro passato.
In ultimo, il figlio di Paul, quel ragazzo senza un nome, che non pronuncia una parola. Lui, di suo padre Paul, non aveva alcun ricordo, nessuna storia da raccontare, nessuna voce da ricercare. Il tempo è stato un mistero da svelare.











