Il dono

Il vescovo di Techiman, Padre Alfred, il nostro Paul, sua madre, suo fratello e suo zio, rispettabile capo villaggio. L’uno accanto all’altro, seduti in un cerchio che iniziava e finiva in Ghana, trascinando dentro noi forestieri, noi accolti, noi oggetti misteriosi. Si pensava in italiano; si affidava la voce all’inglese; si traduceva in twi; si rendeva ogni concetto concreto in akan, in ga. Tante lingue per descrivere tutte le sfaccettature di un unico universale sentimento, la gratitudine. Grato era Paul per aver ricevuto una nuova possibilità di vita. Grata era la famiglia per aver ritrovato un figlio perso nel mondo, tra le difficoltà del mondo. Grati eravamo noi per tutto ciò che nel cerchio ci veniva detto, per ciò che ci veniva riconosciuto, per ciò che dava un significato al nostro agire. In un cerchio è difficile mentire; in un cerchio le emozioni dell’uno si attaccano alle emozioni dell’altro. Abbiamo scoperto di essere meno supereroi di quanto ogni giorno ci convinciamo di essere. Nel cerchio abbiamo ritrovato l’umanità intera e con l’intera umanità siamo tornati ad essere fratelli e sorelle.
L’armonia e la compostezza del cerchio, apparentemente, svaniscono solo quando lo zio, il rispettabile capo, si alza, prende degli incartamenti e, da rispettabile capo, li porge al vescovo. Il vescovo, come altro leader importante ed autorevole, rivela il contenuto di quei pacchi e a sua volta, li porge a noi, gente venuta da lontano. Ogni gesto rituale segue un suo copione ben noto a chi popola la scena; nell’aria si percepisce la solennità del gesto; nel cuore si percepisce il sentimento profondo che dirige il tutto. Mani povere, molto povere, hanno incartato abiti importanti; ci donano un abito tradizionale, il fugu, l’abito del re. Ci chiedono di indossarlo e in testa ci mettono un copricapo. Piegandolo su un lato e schiacciandolo un po’, dicono poi “State indossando il nostro abito tradizionale da re; quando il copricapo viene piegato su un lato, non rappresenta più la regalità, ma il servizio. Il cappello piegato e schiacciato è il cappello del servo”. Come re, venuti da lontano; come servi, al servizio di un singolo, per aiutare una comunità intera.








